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Ridefinizione dei Ruoli

La condizione di “normalità” è una continua ricerca di armonia e di equilibrio in cui i problemi, i disturbi e i “dolori” sono il risultato di sperimentazioni da intendere in chiave evolutiva, pertanto è inutile confinare la persona nelle etichette psichiatriche usate nelle classificazioni internazionali.

Un essere “sano”, infatti, contiene in sé molteplici deviazioni o debolezze che, comunque, è in grado di controllare e gestire. Un essere definito “malato”, al contrario, non è sufficientemente adattivo per governarle e rimane “incastrato” in rigidi e ripetitivi pattern comportamentali che riducono la funzionalità dell’intero sistema mentale. Una psicoterapia che vuol essere efficace, anche coordinando e integrando gli interventi ai vari livelli, deve mirare, perciò, a correggere la “traiettoria della malattia” tramite l’uso “corretto” delle parole che, modificando i circuiti di pensiero dell’individuo, lo stimolano verso una produzione ideativa più funzionale.

Inoltre l’individuo dovrebbe essere accompagnato nel suo percorso da qualcuno capace di essere il “bastone” che lo sostiene. In questo contesto trova significato l’intervento dello psicologo, teso a sostenere lo sforzo di guarigione del soggetto.Un supporto psicologico adeguato fornisce l’opportunità del risanamento attraverso un percorso di rivisitazione ed ampliamento della coscienza. Ciò vuol dire accompagnare la persona – nel rispetto delle sue scelte – verso un equilibrio psicofisico che le permetta di procedere senza dolore ed evitare l’apparire di ulteriori patologie. Il “soggetto in evoluzione” può così “appoggiarsi” e “distribuire meglio il carico” per procedere verso “il miglior se stesso” liberamente ed autonomamente.

Operare in questa nuova prospettiva significa perciò riqualificare e ridefinire il ruolo stesso dello psicologo. Si tratta di un professionista che coniuga la sua scienza con una formazione umanistica in grado di slittare in una cultura filosofica. Un esperto in grado di dialogare con le altre scienze, di avvalersi di tutti i loro contributi e di usufruire dei diversi punti di vista al fine di ottimizzare la sua azione di sostegno ad un essere in difficoltà.

La reale cura, che induce il cambiamento, avviene proprio quando il terapeuta/filosofo, aggirando le resistenze che sostengono la patologia, utilizza nuove parole e stimola il soggetto a ricercarne i significati e i valori più profondi. Il soggetto si sana attraverso la presa di contatto con la parte più sottile di sé e può, così, decidere e affrontare “il suo passo dopo”. Riorganizzare cognitivamente il proprio disagio svela una più chiara visione del proprio percorso evolutivo.