Multibase

Effetto Doppler

La luce emessa da corpi che si allontanano dall’osservatore subisce uno “stiramento” della lunghezza d’onda (spostamento verso il rosso), quella emessa da corpi in avvicinamento subisce invece un accorciamento della lunghezza d’onda (spostamento verso il violetto).

Quasi tutte le nostre informazioni sullo spazio ci arrivano grazie alla porzione dello spettro elettromagnetico che chiamiamo luce.
Una caratteristica della luce è di spostarsi verso il rosso (redshift). La fisica attuale spiega questo fenomeno con l’allungamento delle onde elettromagnetiche durante il tragitto dalle galassie lontane attraverso l’universo in espansione.
Maggiore è la lunghezza d’onda, minore è la sua energia; ma questa energia “persa” dove va a finire? Se si perdesse veramente ci sarebbe una violazione del principio di conservazione.
È possibile che la continuità dello spazio e del tempo sia un’illusione e che lo “spazio vuoto” non abbia realtà fisica?

Osservare il passato tramite la luce delle galassie lontane è il modo migliore per verificare se le leggi attuali siano rimaste uguali e se l’energia dell’universo sia costante: le lunghezze d’onda della luce che ci raggiunge sono il metro per poterlo verificare.
L’onda della luce delle galassie lontane sembra allungata in modo proporzionale alla loro distanza da noi. Anche sulla Terra si verifica lo spostamento verso il rosso (e verso il blu). Nonostante questo alla scala del singolo fotone l’energia è sempre conservata. Lo spostamento verso il rosso a scala cosmologica è però ritenuto diverso, in quanto non è un moto relativo tra osservatore e sorgente ma una dilatazione dello spazio nel quale la luce si muove.

Anche se nell’universo il numero totale di fotoni o di particelle di materia non cambia, nel tempo l’energia dei fotoni e l’energia cinetica della materia in movimento peculiare tende a diminuire. Quindi, oltre ai fotoni, anche la materia perde energia? Ma la questione non sussiste in quanto la perdita di energia è solo apparente, e dipende dalla prospettiva di chi osserva e dal moto relativo della sorgente emittente. Dipende quindi sia dalla velocità a cui si muove la sorgente sia dalla posizione di chi osserva.

Concludendo, l’apparente perdita di energia dell’universo non è certo da attribuire ad una fantomatica perdita energetica dei fotoni in seguito all’espansione dell’universo stesso. In effetti non si perde proprio niente! Tutto dipende solo da chi osserva! Quindi, considerando la nostra ipotesi del Pozzo senza fine di Energia del BoNu, non c’è più la necessità di pareggiare inutilmente i conti con una infinità di passaggi di energie attraverso le interazioni complesse di tutti i sistemi che s’affacciano al Nulla.