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Stili di attaccamento e orientamenti interpersonali affettivi

Con il termine attaccamento s’intende, in senso molto generale, un forte legame che s’instaura fra un essere vivente, che si percepisce debole e vulnerabile, e un altro individuo capace di dargli conforto, aiuto e sostegno

Nei primi mesi e per tutto il primo anno di vita, l’adulto, in genere la madre, viene incontro ai bisogni del piccolo con comportamenti accoglienti, gratificanti, affettuosi ed indulgenti. È attraverso la vicinanza e il contatto fisico che un neonato si sente protetto, sente che qualcuno si occupa di lui e si “attacca” a chi lo cura, si affeziona e diventa emotivamente dipendente.(1)

Gli studi sull’attaccamento hanno avuto inizio dalle osservazioni sugli anatroccoli dell’etologo Konrad Lorenz (1935) sull'”imprinting” e dalle ricerche dello psicoanalista John Bowlby sui bambini separati dalla madre. Bowlby ha evidenziato come si producano comportamenti su base innata, tesi ad ottenere al più presto possibile la vicinanza della persona (la “figura di attaccamento” generalmente la madre) in grado di tranquillizzarlo quando si verificano situazioni per lui pericolose (fame, dolore, stanchezza, stimoli nuovi o inaspettati, comparsa di estranei).
La presenza di questi meccanismi innati, nel neonato e nella madre, fa sì che il piccolo rivolga la sua attenzione ed emetta segnali nei confronti di organizzazioni di stimoli con una determinata configurazione (viso, sorriso, voce, ecc.) e che la madre risponda in modo adeguato a tali richieste. Ciò è essenziale per lo stabilirsi di uno specifico tipo di attaccamento e per lo sviluppo della sicurezza di base del bambino(2).

Il processo di attaccamento produce anche la comparsa delle prime emozioni nel bambino:

  • gioia – quando può disporre della presenza della figura materna
  • paura – quando la madre si allontana o è assente
  • rabbia e proteste – quando l’assenza della madre continua o quando non vi è risposta ai suoi richiami
  • tristezza – quando la separazione dalla madre si protrae ancora più a lungo
  • distacco emotivo e disinteresse – quando l’assenza della madre è molto lunga o non risponde con sollecitudine e costanza alle richieste affettive del bambino

La dipendenza, attraverso l’attaccamento, si radica nella mente del bambino, il quale manifesta le prime forme di angoscia quando non viene rassicurato e protetto. Fondamentale è che il piccolo si senta non soltanto curato e sostenuto fisicamente, ma anche che sia nella mente di qualcuno che vuole il suo benessere. Quando in seguito si accorgerà che può “trattenere” l’immagine degli altri nella propria mente, diventerà capace di tollerare la separazione. Nella dinamica dell’attaccamento, il genitore “buono” crea un clima in cui sono possibili sia l’esplorazione creativa della realtà sia il graduale distacco da lui.
Poco per volta, a contatto con le varie figure di attaccamento (genitori, fratelli, parenti, baby-sitter) e tramite le esperienze quotidiane, il bambino si rende conto che le sue iniziative ottengono degli effetti: curioso e fiducioso vuole esplorare e avventurarsi in spazi che non conosce. È importante che sia rassicurato, capito nelle sue esigenze e incoraggiato; infatti le interazioni precoci madre-bambino sono rilevanti per la formazione del Sé e per lo sviluppo di una personalità equilibrata.

Nei primi anni di vita il bambino prende così coscienza dell’esistenza di un mondo verso cui può provare fiducia o sfiducia, sviluppare l’autostima ed imparare a comunicare in modi diversi. In questo modo si può instaurare uno “stile” di comportamento che farà da filtro alle esperienze successive.

NOTE:

(1) ^ Ricerche su bambini istituzionalizzati hanno dimostrato che chi riceve cure fisiche adeguate, senza essere coccolato, o oggetto di giochi e di attenzioni sufficienti da parte di una persona con cui possa formarsi un buon legame emotivo, non crescerà in modo adeguato.

(2) ^ Mary Ainsworth (1978) ha individuato i diversi tipi di attaccamento i quali, una volta acquisiti, rimangono stabili nel tempo e si riflettono nella costruzione di schemi cognitivi e affettivi regolando aspetti diversi del comportamento.

FONTI:

John Bowlby. Attaccamento e perdita. Vol. 1: L’Attaccamento alla madre. Borighieri. Torino, 1972.
Ainsworth, M., Blehar, M., Waters, E. and Wall, S. Patterns of Attachment. Hillsdale. Erlbaum. NJ. 1978.
Giovanni Liotti. La dimensione interpersonale della coscienza. Carocci. Roma, 2001.