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Dal Caos un percorso verso il Nulla – 2

Laura Liotti – La danza del caos (Courtesy Arte Quantica)

Il caos e la creazione dell’universo

Nella filosofia orientale, il caos sembra coincidere con l’“energia primordiale” che, “causando” il movimento o la fluttuazione della “luminosità oscura” (il black hole), origina la “visione delle forme”.

Il suono KA riporta anche al termine causa quale “causalità dell’apparente casualità del Caos”. Inoltre i valori semantici della radice sanscrita KA e del suono AU (O) conducono a identificare il caos come la manifestazione infinita dell’Assoluto.

In sanscrito KA è rappresentato dal simbolo dell’infinito (un otto rovesciato) aperto a destra, con una linea retta che passa perpendicolarmente per il punto centrale dell’infinito, dividendolo idealmente in modo simmetrico. Nella grafia della consonante troviamo quindi rappresentato il concetto di creazione: la vibrazione che a cavallo della linea di continuità, tra fenomeno e noumeno, guida il processo di creazione dal vuoto al manifesto. La K nello spazio dà forma all’opera.

Questi principi sono affini al concetto espresso dal termine ebraico פַּרְגּוֺד [pargod] (Cortina o Velo cosmico, sipario, specchio), inteso come lo schermo inafferrabile sul quale compaiono le forme illusorie che ingannano l’essere. È il simbolo dello “specchio di Dio”, della sua auto-ricettività creatrice.
Ogni creazione diviene proiezione illusoria, apparente inganno che, nel suo duplice aspetto, conduce alla saggezza espressa nella māyā induista, il cui significato originario era quello di “creazione” e solo in seguito ha acquisito il significato di “illusione”.

Studio delle lettere ebraiche כ [kaf] e א [alef] e delle radici derivate

כ [kaf] rappresenta la corona e la realizzazione. Indica la totalità dello spazio intorno al cosmo; il campo di forza al di là di stelle e galassie; il sole nella creazione; il palmo della mano, la capacità di essere sempre consapevoli del trascendente. Pertanto KAF ha un doppio simbolismo: sta per il palmo della mano che serve da contenitore e, allo stesso tempo, identifica la misura di quanto contiene.

א [alef] è la prima lettera dellalfebeto, si pronuncia coeme un soffio appena percettibile e, nelle lingue semitiche e in ebraico, significa toro, testa di toro, corna di toro. Le corna sono collegate al simbolismo della spirale (la potenza della rotazione). Rappresenta anche il centro spirituale da cui si irradia il pensiero, stabilendo un collegamento tra i mondi superiori e quelli inferiori. Segna la soglia tra il manifesto e l’inconoscibile, tra il segreto e il rivelato, fra il potenziale e l’attuale.
È il simbolo dellUnità da cui tutti i numeri nascono e sono formati, la prima emanazione divina, la prima energia increata che contiene in sé le successive energie increate.
In origine significava l’energia primordiale, il simbolo della potenza, della continuità, della stabilità e dell’equanimità. Rappresenta la prima manifestazione dell’azione di Dio, la volontà-amore, il potere direttivo e ordinatore, il Principio di tutto ciò che è, che era e che sarà.

Termini ebraici derivanti dalla radice ka

KAV (קו) = linea, corda, stringa, raggio, cerchio, zona; “parola che si verifica”, voce, chiamata; “raggio di illuminazione divina”.
KOL (קול) = suono, voce, rumore, tuono, segnale.
KHOL (חל)=muoversi in circolo, vortice, mulinello, gorgo, vuoto primordiale; girare, rotazione, danza; verificarsi, avvenire.
KHALAL (חלל) = iniziare, aprire; profanare, rompere, perforare, penetrare, trapassare; taglio; essere vuoto, svuotare; pertugio, cavità, tana, varco, luce, pozzo, Vuoto Primordiale; vacuo, nullo, privo, assente; spazio, intervallo, luogo, arco, lo spazio esterno, universo; gola, abbraccio; flauto.
Khalal è inteso come vuoto, spazio e luogo:

  • vuoto, in quanto in esso non vi fu niente;
  • spazio, prima condizione che segue il momento in cui esisteva solo Dio con la propria Luce;
  • luogo, in quanto condizione di espressione, seppur limitata, della Creazione.

Dio permise al Khalal di formarsi, e poi vi infuse una luce limitata attraverso una linea retta (kav) formando così la Creazione dotata di specifiche peculiarità, gradi e livelli. Il kav in questo modo ne costituì anche la condizione di limite e confine.

Di particolare interesse anche lo studio della KA in sumero ed egizio.

Sumero

Il simbolo di KA (bocca) è una testa di cui è evidenziata la zona orale. Assume altri significati e pronunce a seconda del contesto (parola, parlare, dente, gridare.

Egizio

Il KA, o Sale degli Alchimisti, si riferisce al Corpo energetico dell’essere, frutto di precedenti esperienze in altre incarnazioni.

Se KA è il Principio della Forma, che dà forma alla sostanza per dar vita alla Materia, esso diventa il punto di appoggio di tutta la manifestazione. È il KA che, attraverso il “divenire” delle modificazioni multiple (dalle forme più basse), giunge alla realizzazione del corpo indistruttibile. KA, quindi, è la forza indistruttibile che causa e fissa.

FONTI:

Rendich Franco. Dizionario etimologico delle lingue classiche indoeuropee. Palombi Editore. Roma, 2010.

Ernest Klein. A Comprehensive Etymological Dictionary of the Hebrew Language for Readers of English. Carta the Isreal Map & Pub Co Ltd; Bilingual edizione, 2014.

Annick de Souzenelle. Il simbolismo del corpo umano. Dall’albero della vita allo schema corporeo. Servitium Editrice, 2010.

Marc-Alain Ouaknin. I Misteri dell’Alfabeto. Le origini della scrittura. Atlante, 2003.

Pietro Mander. I Sumeri. Carocci, 2007.

Angelo Angelini. Manuale di astrologia Egizia. Kemi, 1992.