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La scienza dedicata all’amore

La tecnologia HYST separa la materia per unire l’umanità

Chi ha la curiosità di visitare questo sito potrebbe chiedersi cosa lega la coscienza con la tecnologia e con quella HYST nel caso specifico. Argomentare della coscienza, data la complessità del tema, è certamente impegnativo ma è possibile fare una distinzione tra la coscienza individuale e quella universale.

La coscienza individuale è quel processo identitario centrato sulla persona, volto a distinguerla e di conseguenza separarla dagli altri e che ne denota l’unicità.
La coscienza universale, invece, supera i confini e i limiti dell’io fino a farlo divenire un noi in grado di viversi come un tutt’uno con l’umanità e l’intero sistema di cui si è parte.

In un’epoca in cui l’umanità è talmente separata da produrre disuguaglianze tali da permettere che una parte di essa non possa accedere al cibo e muoia per fame, la tecnologia, frutto dell’intelligenza e della creatività della stessa umanità, può essere utilizzata per assicurare a tutti il diritto di esistere e condurre liberamente la propria esistenza.
Questo è il caso ad esempio della tecnologia HYST che nasce nel settore molitorio. Si tratta di una tecnologia semplice da utilizzare, in grado di separare la materia in modo da liberare ed esaltare le proprietà rendendole disponibili per molteplici usi, primo fra tutti quello alimentare. La HYST utilizza residui delle produzioni agricole o materia disponibile in natura nel pieno rispetto della stessa.

Utilizzare la HYST con finalità di profitto andrebbe inevitabilmente ad accentuare le differenze tra una parte di umanità che disporrebbe di più risorse e di un’altra senza alcuna speranza di sopravvivere. Se, invece, si donasse alle popolazioni più bisognose, come è nel programma umanitario dell’associazione Scienza per Amore proprietaria della HYST, queste avrebbero la possibilità di realizzare la sicurezza alimentare. In questo modo si potrebbero liberare dallo sfruttamento e dai condizionamenti a cui sono sottoposte e potrebbero fare delle scelte responsabili divenendo artefici della propria evoluzione.
Sorprendentemente l’uso umanitario di una tecnologia stimolerebbe lo sviluppo di una coscienza universale e cosmopolita.