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Casualità e Causalità

Casualità

L’esser casuale. Fatto casuale, caso, accidente. Casuale poiché dipende dal caso, cioè da un avvenimento fortuito, accidentale e imprevisto. In linguistica, categoria grammaticale che concerne sia ciascuna delle forme che il nome (sostantivo, aggettivo o pronome) assume per esprimere un determinato rapporto sintattico, sia il rapporto sintattico stesso.

Casualità deriva da casuale il quale deriva a sua volta dal latino tardo cāsŭālis (casuale, fortuito; in grammatica si riferisce ai casi della declinazione). È composto da cāsŭsè derivato dal verbo cădo(1) (caso, evento, occasione, circostanza, caduta, incidente, avvenimento, termine, fine, morte, tramonto, pericolo, male, desinenza) e dal suffisso –alis. Cāsŭs (cadere, scendere, precipitare, essere ucciso, essere immolato, andare in rovina, indebolirsi, accadere, convenire, adattarsi, perdere la causa)(2). Deriva dalla radice indoeuropea SAD (“porsi vicino [s] al mangiare [a d]”; “sedere”) la cui variante ŚAD (“cadere”, “far cadere”, “cedere”) in latino si trasforma in CAD/CED (ś=c; a=a/e; d=d). Altre fonti fanno risalire il termine alla radice KAD derivata da KṚ (vedi più avanti).
In sanscrito troviamo diversi termini che indicano la casualità, tra cui naimittika (casuale, effetto, occasionale, prodotto da qualche causa, speciale, accidentale).

Causalità

Rapporto che lega la causa con l’effetto. La causa è un fatto, o un avvenimento, che provoca un determinato effetto; è origine o occasione di un altro fatto. Presupposto necessario perché una cosa possa avvenire; motivo, ragione.

Dal latino tardo causalĭtas (causalità), derivato di causalis (causale, che riguarda la causa), composto da causa (causa, motivo, occasione, origine, scusa, processo, affare, questione, incarico, situazione, condizione, relazione, vincolo, disturbo, malattia, argomento) e il suffisso –alis. Causa (o caussa), allargamento di cusa (o cussa), deriva dal verbo cūdo (battere, pestare, battere metalli, coniare monete, forgiare, percuotere, scrivere, comporre testi letterari). Cūdo deriva dalla radice indoeuropea AŚ (“avvio [a] di un avvicinamento [ś]”; “raggiungere”, “ottenere”) che in latino si trasforma in ACU.
In sanscrito troviamo diversi termini che indicano la causalità, tra cui kārana (causa, ragione) dalla radice indoeuropea KṚ (eseguire [ṛ/ar/ra] un movimento nello spazio [k]”, “fare”, “compiere”, “fare un sacrificio”, “agire”, “creare”; “produrre un suono”, “pronunciare”).

Si può notare che da KṚ originano i termini che indicano sia il caso sia la causa a evidenziare che la casualità è “effetto di una causa”. Ciò è evidente nell’inglese case (caso, causa).

NOTE:

(1) ^ Si può ipotizzare che il latino abbia inteso rappresentare la metafora di un evento che all’improvviso cade su un essere.

(2) ^ Il termine cāsŭs, nel significato di “caso grammaticale”, è un calco del greco πτῶσις [ptosis] (caduta, disgrazia, rovina, caso).