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Meccanismi di difesa – Introduzione

Alla base del rancore da ingratitudine per i benefici ricevuti opera un sostanziale disconoscimento del valore affettivo del gesto d’aiuto

I comportamenti di rivalsa si attivano per l’incapacità di riconoscere il valore affettivo del gesto d’aiuto. Ciò ha origine da un modello affettivo deficitario e dalla debolezza strutturale dell’io.
I meccanismi di difesa(1) costituiscono una risposta difensiva, appresa e abituale che opera al di sotto della soglia della consapevolezza, ed è costituita dall’interazione complessa di almeno quattro fattori:
– il temperamento costituzionale;
– la natura dei disagi subiti nella prima infanzia;
– i modelli difensivi espressi dai genitori e altre figure significative;
– il rinforzo sperimentati nell’uso dei processi difensivi.

I meccanismi di difesa sono sentimenti, pensieri e comportamenti appresi che si attivano in risposta a percezioni, reali o presunte, di pericoli psichici. La loro funzione è alleviare le situazioni generatrici di stress fonte di angoscia e di ansia o, semplicemente, mantenere l’autostima. La reiterazione nel tempo di tali meccanismi rende la strategia difensiva una modalità privilegiata, automatica, cristallizzata attraverso la quale l’individuo gestisce gli input provenienti dall’esterno.
A fronte di stimoli stressanti e potenzialmente generatori di conflitti tra bisogni, impulsi, desideri, affetti e proibizioni interiori o esterne, la mente mette in atto le strategie difensive per mantenere l’organizzazione dell’io.

La mancanza di esperienze affettive mature, basa sulla logica del possesso piuttosto che su quella del dono, può determinare nell’individuo un senso di competizione con gli altri.
Gli altri, vissuti come termine di paragone, diventano una potenziale fonte di frustrazione e possibile oggetto di aggressione. L’individuo inconsapevolmente opera una svalutazione delle sue capacità e sente la necessità di rivalsa per eliminare la frustrazione e rafforzare il suo io.

NOTE:

(1) ^ Freud fu il primo ad individuare nel 1894 l’esistenza di un meccanismo intrapsichico denominato “rimozione” avente la funzione di proteggere l’individuo da conflitti, idee ed emozioni disturbanti; sarà poi la figlia Anna Freud (1936) ad approfondire lo studio e la classificazione dei processi difensivi ampliando le quattro difese inizialmente citate dal padre: rimozione, sublimazione, spostamento e formazione reattiva.