Certezza della Incertezza

Trovare l’universo nella polvere del vento
La Realtà in ciò che non si vede
I limiti dell’universo nell’attimo
Unica certezza, l’incertezza di ogni Realtà

Consideriamo una serie di incerte “certezze”:

Lo spazio di un universo e in un universo non infinito, ma in espansione (ampliamento) graduale tramite l’“occupazione” del Nulla o Vuoto: colonizzazione della creazione nei confronti del non creato, ovvero, spazio limitato che “occupa” un infinitesimo del Nulla o Vuoto.
Per adesso, non teorizziamo ancora il Vuoto-Vuoto o Vacuità della Vacuità.

La gravità, con certezza una “forza sconosciuta”. Direi però solo “sconosciuta” e non “forza”. Senza particella di “mezzo”, cioè senza il gravitone. La definirei, con assoluta incertezza (per ora), attrazione tra vuoti o risucchio del vuoto contenuto in ogni massa, contenuto in ogni particella, contenuto in ogni somma di particelle, contenuto in ogni buco nero; non solo contenuto ma contenitore dello stesso universo, conosciuto e non, in espansione per risucchio dall’esterno.

Il tempo mentale, altro non si conosce, misurato in secondi (sessantesimi di minuti), minuti (sessantesimi di ore), ore (ventiquattresimi di giorno), giorni (periodo di rotazione della Terra, pianetino di una piccola stella).
Quale relatività ristretta(1)? Spazio? Tempo? Poincaré-Minkowski? Newton? Un po’ di teorie incompatibili tra la fisica dei quanti, che interessa “grandezze” limitate, con campi gravitazionali decisamente non “evidenti”, e la relatività generale(2). Quest’ultima con valori di scala non infinitamente grandi, come si dice, ma relativi a un “infinitesimo” universo rispetto al Nulla Infinito, o Vacuità della Vacuità o Vuoto Infinito che circonda l’universo (anche se sono proponibili infiniti universi diversi).

È necessario rivisitare la teoria quantistica dei campi(3) ponendo su un piano, “piatto”(4), la materia(5) e le teorie traballanti per “l’esistenza” degli infiniti.
La soluzione è un campo quantistico invadente la totalità dello spazio, con la “presenza” di particelle di ogni tipo e quantità. Imprecisate. Presenti e perduranti; fluttuanti, ora sì ora no. L’indeterminazione di Werner Heisenberg è mancanza di realtà e presenza della Realtà. Fluttuazione tra “sarà così” o “è forse così?”.
Siamo equidistanti tra vuoto “dentro” e vuoto “fuori”! Siamo Fluttuanti?
Il “nostro” caro Vuoto fluttua? Oppure Lui è stabile? (Lui maiuscolo? Vedremo).
Usiamo un po’ di parole sulla materia e vediamo come trasferirle sul vuoto (dato che fluttua il campo quantistico della materia, fluttuerà anche quello del vuoto). Heisenberg parlava di “indeterminazione”, “incertezza”, “imprecisione”, “inesattezza”; ma non bisognerebbe separare il soggetto che osserva, il sistema usato per osservare e l’osservato (o oggetto).
Il vuoto è partecipe, con il suo campo, agli eventi o è un contenitore inerte?
Quanto partecipa il “vuoto” di una pentola al “brodo” che vi bolle dentro? Se poi alcuni “ingredienti” appaiono e scompaiono in attimi, il “minestrone” avrà il sapore delle loro particelle?

Che dilemma per il Cuoco! E cosa dirà chi lo assaggia “obbligato”, in quanto è parte del brodo e bolle con esso? Meno male si dice che duri una sola vita questo sapore per tutti diverso. Di volta in volta, diverso il soggetto che assapora, diverso il sapore!
E se fossero infiniti brodi? Ne parleremo poi… nel prossimo libro di “fantascienza”.

NOTE:

(1) ^ La teoria della relatività ristretta fu formulata da Einstein nel 1905 per estendere anche all’elettromagnetismo il principio della meccanica secondo il quale le leggi della fisica sono le stesse per tutti gli osservatori in moto rettilineo uniforme tra di loro. La teoria implicava l’interdipendenza dello spazio (s) e del tempo (t) e postulava l’invarianza della grandezza fisica che li legava nei fenomeni elettromagnetici, cioè la velocità (s/t) della luce.

(2) ^ Nel 1916 la teoria della relatività ristretta fu estesa anche ai sistemi influenzati dalla forza di gravità e prese il nome di relatività generale.

(3) ^ Nella teoria quantistica dei campi il concetto classico di campo (zona dello spazio in cui si evidenziano alcune azioni: campo gravitazionale, campo elettromagnetico, ecc.) viene rivisitato e ampliato. I campi quantistici sono entità fondamentali pervadenti lo spazio-tempo, una sorta di mare dalle cui increspature nascono bosoni e fermioni. Così dalle “increspature” (quantizzazione) del campo elettromagnetico nascono i fotoni, dalle “increspature” del campo elettronico nascono gli elettroni e così via. Sembrerebbe una descrizione accattivante, ma il Modello Standard – che è una teoria quantistica di campo – non riesce a dar conto di come le particelle acquisiscano massa, dovendo così introdurre una nuova particella massiva (il bosone di Higgs) per conferire massa alle altre!

(4) ^ Questo volume (l’oggetto libro) è composto da pagine che gli conferiscono uno spessore, ma l’unità è la pagina. Se la materia ha come unità indivisibile le particelle, quale sarà la particella unità della materia? Se è impossibile “assottigliarla oltre”, perché sparirebbe (onda?), non è forse un’unità piatta? Così sorgono le ipotesi di un campo quantistico invadente la totalità dello spazio, di particelle presenti e perduranti, e via dicendo.

(5) ^ Protoni, elettroni, neutroni e le radiazioni-fotoni.